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Morimondo vista 2

Morimondo vista 2 (Photo credit: Wikipedia)

L’abbazia di Morimondo è un’abbazia cistercense sita a pochi chilometri da Milano, in località Morimondo, ai confini con il territorio di Pavia. Grazie ai suoi caratteri semplici e funzionali, in armonia con la povertà e l’essenzialità della vita monastica, l’Abbazia di Morimondo esprime i segni distintivi dell’architettura cistercense, dove ogni elemento è carico di un linguaggio simbolico per la riflessione e la preghiera.

IL TERRITORIO

Morimondo sorge sulla riva sinistra del Ticino in un territorio, dolcemente digradante verso il fiume, vasto e prevalentemente destinato ad uso agricolo. Il territorio comunale occupa una superficie di 26,27 chilometri quadrati con una altitudine che varia da un massimo 116 metri sul livello del mare a un minimo 82. Appartengono al territorio di Morimondo le due frazioni di Caselle e di Fallavecchia e numerose cascine: Basiano, Casorasca, Cerina di Mezzo, Cerina di Sopra, Cerina di Sotto, Cipriana, Conca, Coronate, Fiorentina, Fornace, Lasso, Molino dell’Ospedale, Monte Oliveto, Nuova di Campagna, Perdono, Pratoronco, Ticinello. La popolazione al 31 dicembre 2010 era di 1209 abitanti, di cui 609 maschi e 600 femmine.

Morimondo arco ingresso 1

Morimondo arco ingresso 1 (Photo credit: Wikipedia)

La campagna circostante, una delle zone agricole più rigogliose d’Italia, è caratterizzata dalla presenza di coltivazioni estese (frumento, riso e mais), marcite, cascinali, canali e rogge. I boschi verso il Ticino, caratterizzati dalla tipica vegetazione fluviale che ospita una fauna ricca e varia, sono il luogo ideale per passeggiate ecologiche a piedi, in bicicletta o a cavallo. Per un relax ci si può fermare in una delle numerose trattorie o ristoranti della zona dove è possibile conoscere la cucina locale che offre svariate ricette a base di riso, formaggi e salumi.

VIA| www.abbaziamorimondo.it

LA STORIA

L’abbazia di Morimondo, inizia la sua storia il 4 ottobre 1134 con l’arrivo di un gruppo di monaci fondatori provenienti dalla casa-madre di Morimond, in Francia. Accolti inizialmente a Coronate, a circa un miglio dalla sede definitiva, i monaci scelsero poi il luogo per la costruzione del loro monastero, e l’11 novembre 1136, quando si trasferirono a Morimondo, il cenobio doveva essere già parzialmente costruito e abitabile. Nei primi anni la comunità ebbe una progressiva espansione nel numero delle vocazioni, tanto che in breve furono fondate due abbazie: ad Acquafredda presso Como nel 1153 e a Casalvolone presso Novara nel 1169.
Un segno notevole dell’intensa spiritualità è testimoniato dalla fiorentissima attività dello
Scriptorium, finalizzata alla costituzione della biblioteca monastica, e alla dotazione iniziale di testi fondamentali delle due nuove filiazioni. Anche dal punto di vista dell’attività agraria si ebbe una notevole espansione con un gran numero di grange insediate su un territorio di 36.000 pertiche milanesi (circa 24 km²).

L’edificazione della chiesa abbaziale

Morimondo navata centrale

Morimondo navata centrale (Photo credit: Wikipedia)

L’edificazione della chiesa fu iniziata nel 1182, ritardata rispetto all’edificazione del monastero a causa di controversie con la pieve di Casorate, e terminata nel 1296. Nel 1237 e nel 1245 per le incursioni delle truppe imperiali pavesi, che saccheggiarono il monastero riducendolo ai minimi termini, i lavori di costruzione dovettero subire lunghe interruzioni probabilmente di alcuni anni.

Morimondo particolari facciata 2

Morimondo particolari facciata 2 (Photo credit: Wikipedia)

Nel XIV secolo si registra un certo declino dovuto a cause esterne, come il saccheggio del 1314, o come la trasformazione in commenda nel 1450, peraltro comune a tutte le abbazie, sotto il cardinale Giovanni Visconti. Tra gli abati commendatari più insigni va ricordato il cardinale Giovanni de’ Medici (futuro papa Leone X), che nel 1499, prendendo a cuore la riforma della vita spirituale di Morimondo inviò dall’abbazia cistercense di Settimo Fiorentino otto monaci per rivitalizzare la vita monastica

Con la parrocchia una nuova vitalità
Il 1564, segna un’altra tappa importante perché l’abbazia viene eretta parrocchia da san Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano. Nel Seicento l’abate Libanorio (1648-1652) di Settimo Fiorentino si impegnò per la rinascita culturale e spirituale di Morimondo. La soppressione, avvenuta il 31 maggio 1798 sulla scia della Rivoluzione francese, pose fine alla presenza dei monaci cistercensi e causò la totale dispersione del patrimonio codicologico.

L’ARCHITETTURA

Morimondo orologio

Morimondo orologio (Photo credit: Wikipedia)

La chiesa

Pur essendo la quarta fondazione italiana e la prima in Lombardia (1134), la chiesa abbaziale si scosta da tutte le altre edificazioni cistercensi del XII secolo. L’aver rinviato la costruzione della chiesa fino al 1182 ha fatto sì che fruisse delle esperienze precedenti. Infatti, Morimondo è un esempio di architettura cistercense già evoluta verso lo stile gotico, com’è sottolineato dall’uso della volta a crociera ogivale, che

Morimondo facciata

Morimondo facciata (Photo credit: Wikipedia)

può creare anche campate rettangolari. Infatti nella navata centrale, esse non sono a base quadrata, ma rettangolare, e ad ognuna di esse corrisponde una campata quadrata nelle navate laterali aumentando perciò il senso di verticalità. Inoltre la grandezza di Morimondo è dovuta alla presenza di ben otto campate, diversamente dalle chiese abbaziali precedenti normalmente più piccole. Ma la maestosità della chiesa di Morimondo è data anche dalla totale essenzialità, e dal senso di ordine dei mattoni a vista. Il Rinascimento ed il Barocco non hanno alterato lo stile e l’ordine del XII secolo.

Il chiostro

Abazia di Morimondo

Abazia di Morimondo (Photo credit: Stefano Menegon/A.F.A.&G.)

Nel chiostro nonostante gli inserimenti successivi (la costruzione dei tre porticati nel 1500-1505 e la sopraelevazione dei lati nord ed ovest verso la metà del XVIII secolo), è ancora leggibile la tipologia del complesso monastico con l’usuale distribuzione degli ambienti. Tra questi vanno ricordati: la sala capitolare che mantiene integralmente le sue caratteristiche originarie, e il refettorio con la cucina che si presentano in una splendida veste seicentesca.

Il monastero

Un’altra peculiarità dell’abbazia è quella di essere edificata su più piani a ridosso di un avvallamento. Il piano del chiostro in tutta la parte monastica è il terzo sopra due livelli costituiti da ampie sale costruite con volte sostenute da un susseguirsi di colonne, inoltre, sopra la sala capitolare, è ancora esistente il dormitorio dei monaci (originariamente un’unica sala).

Morimondo vista 3

Morimondo vista 3 (Photo credit: Wikipedia)

Questa elevazione di piani è integralmente esistente verso est e sud, ma riguardava anche il lato dei conversi. Visto da est e da sud il monastero quindi si presenta come un’imponente costruzione di quattro piani. Nonostante i saccheggi, i terremoti, nonché le modifiche seicentesche e la soppressione (1798), il monumento è sopravvissuto e con esso sono vivi i valori per i quali fu costruito.

Il coro ligneo
L’attuale coro ligneo, eseguito nel 1522 da Francesco Giramo, un artista di Abbiategrasso, in sostituzione degli stalli originari, costituisce un interessante esempio di arredo ligneo rinascimentale sia per la struttura compatta e architettonica, modellata secondo gli schemi diffusi dal Bramante in Lombardia, sia per la tecnica delle figurazioni, disegnate con incisioni eseguite con ferro rovente e riempite con una pastiglia scura. 

Morimondo coro ligneo particolare

Morimondo coro ligneo particolare (Photo credit: Wikipedia)

Fu luogo di preghiera come evocato dai simboli rappresentati. Sebbene derivati dall’antichità classica secondo il gusto rinascimentale, essi rappresentavano valori spirituali come la generosità dei doni di Dio (il cesto di frutta) o l’azione salvifica di Cristo (i pesci).

VIA| http://it.wikipedia.org

LA VITA DEI MONACI

La vita quotidiana dei monaci è la dimensione dove si sviluppa la loro vocazione sotto la guida della Regola e dell’abate. La loro è una vita in comune, cioè una vita dove si condividono le responsabilità e le fatiche, dove la comunità è motivo per vivere il Vangelo. Anche a Morimondo la prima comunità fu di dodici monaci più il loro abate, come indicato nei consuetudinari cistercensi. L’identità tra vita quotidiana e Vangelo è testimoniata dalle somiglianze tra la chiesa e gli ambienti di vita comune.

Il cantiere edile
La legna soprattutto servì all’inizio per il cantiere edile: le grandi arcate del cenobio poterono essere erette grazie alle centine realizzate dai maestri carpentieri. Poi doveva servire come materiale per le attrezzature e come energia combustibile per le varie officine. Il cantiere edile non fu realizzato solo dai monaci, poiché essi erano insufficienti e forse impreparati all’uso del cotto. Furono incaricate maestranze locali che, sotto la guida dei monaci, realizzarono architettonicamente ciò che doveva riflettere la loro spiritualità.

Le grange: la forza del monastero
Con il termine di “grangia” (da granica, ovvero deposito di grano) veniva indicato un insediamento rurale produttivo. Poteva nascere sulle basi di strutture agricole già esistenti, oppure essere costruita ex novo. La grangia aveva grande autonomia rispetto alla sede abbaziale che l’aveva costituita, nonostante fosse stato messo come capo un converso, un laico che, dopo aver fatto voto di povertà e dopo aver donato i propri beni al monastero, diventava membro della comunità monastica. Col crescere della struttura e del numero dei monaci, aumentarono le esigenze. La fonte principale di sostegno materiale fu il lavoro agricolo che veniva realizzato attraverso le grange, che fungevano sia da deposito di granaglie e attrezzature sia da ricovero dei conversi.

I conversi
Per aiutare i monaci sacerdoti nelle attività manuali, nacque la vocazione del monaco (o meglio del fratello) converso: uomini adulti che pur non avendo seguito gli studi per essere ordinati sacerdoti, condividevano l’ideale monastico vivendo nella comunità. Portando le loro competenze professionali nel monastero, essi contribuirono alla rapida espansione dell’Ordine. Il lavoro non serviva solo per il cibo e per il commercio, ma anche per esprimere la carità a favore dei viandanti e dei pellegrini che bussavano per ottenere aiuto e cibo.

I turni settimanali
Al di là di qualche compito specifico, tutti i membri della comunità avevano un ruolo attivo nella giornata, scambiandosi i turni settimanalmente. In cucina vi era bisogno ogni giorno di chi aiutasse il cuoco. La dieta era rigorosamente povera. Occorreva sfornare il pane, preparare i pasti a base di verdure e legumi, oltre che curare i formaggi che venivano dai caseifici delle grange. A fianco della cucina vi era il refettorio: la collocazione dei tavoli e la presenza di un pulpito richiamavano lo spazio della chiesa. I monaci mangiavano due volte d’inverno (le giornate erano più corte) e tre volte d’estate (le giornate erano più lunghe e il lavoro dei campi richiedeva più energie).

Il cellario e i notai
Ma altre erano le mansioni al servizio della comunità: il cellario era colui che con l’amorevolezza di un padre, doveva sovrintendere alla prosperità della comunità: curava i conti, inventariava i beni, teneva i rapporti con le grange, provvedeva a ciò che serviva nel monastero: dal cibo per i pasti all’acquisto degli attrezzi agricoli, alle manutenzioni e alle riparazioni nel monastero e nelle grange, e curare le spese di costruzione (notevoli nel primo periodo).

Gli amanuensi e i miniatori
Anche all’interno della comunità c’erano varie mansioni e ruoli che venivano svolti in luoghi specifici: primo la sala dei monaci ove aveva sede lo Scriptorium. Qui monaci esperti preparavano le pergamene dalle pelli di pecora e altri invece si occupavano della trascrizione. I codici cistercensi sono caratterizzati da una redazione severa, leggibile, con chiari segni di interpunzione e decorata da iniziali sobrie e per lo più senza dorature. Scrittura e miniature seguono per più di un secolo uno stile unitario e costante in tutta Europa, distinto dalle mode correnti.

Lo studio
Come in ogni abbazia anche a Morimondo vi era una intensa vita di studio. Ciò è confermato dalla produzione effettuata nel corso dei primi secoli: il primo catalogo di codici fu iniziato nel 1170/1172 con una cinquantina di testi e poi continuato fino all’inizio del XIII secolo, arrivando a circa 90 volumi. Nell’armarium della comunità (cioè nella biblioteca) vi erano diverse categorie di libri: da quelli liturgici ai testi sacri alla Regola di San Benedetto. Tutti costituivano l’alimento per la preghiera comune. La maggiore quantità riguardava i commenti alla Sacra Scrittura dei Padri della Chiesa, che formavano la colonna portante dello studio del monaco.

VIA| http://it.wikipedia.org

INFORMAZIONI


Abbazia di Morimondo
Piazza Municipio 6
Morimondo (MI)
Tel. 02.94.96.19.19
www.abbaziamorimondo.it



COME ARRIVARE


L’Abbazia di Morimondo è raggiungibile attraverso la tangenziale ovest di Milano con uscita a Lorenteggio. Lungo la A4, invece, l’uscita consigliata è Marcallo Mesero, mentre chi viaggia sulla A7, deve uscire al casello di Bereguardo. Abbiategrasso è servita dalle Ferrovie dello Stato lungo la linea Milano-Mortara-Alessandria. Sono disponibili collegamenti autobus con Motta Visconti (linea z556) gestita da STAV.

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